Appunti sul teatro futurista

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento la drammaturgia europea aveva trovato espressione nel teatro naturalista (Henry Becque, Gerhart Hauptmann), nel teatro psicologico e di atmosfera (Henrik Ibsen, Anton Cechov), nel teatro simbolista (August Strindberg, Maurice Maeterlinck, Hugo von Hofmannsthal). In Italia, accanto al teatro verista (Giuseppe Giacosa, Giovanni Verga) e a quello dialettale, si era avuta la significativa esperienza decadentista di D’Annunzio, autore anche di drammi in versi, ispirati all’antica tragedia classica. In contrasto con queste forme di teatro tradizionale si pone la linea avanguardistica del movimento futurista.
Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), detto caffeina d’Europa, a partire dal 1913, teorizza il teatro futurista attraverso la stesura di 3 manifesti: quello del Teatro di varietà(1913), del Teatro sintetico futurista (1915) e del Teatro della sorpresa (1921). Assieme a questi tre, in varie circostanze, vengono pubblicati altri manifesti.
In questi scritti viene sottolineata la volontà di ripudiare le rappresentazioni naturalistiche, di evitare qualsiasi tentativo di illusione realistica e di realismo psicologico; ciò infatti sarebbe dannoso per una libera espressione della creatività e della fantasia.
Il teatro futurista si svolge in un tempo e in uno spazio teatrali apertamente diversi da quelli reali. Si prediligono situazioni che si risolvono in tempi brevissimi, spesso di un unico rapido quadro. Le scenografie e la coreografia, strettamente collegate al testo, non sono mai ambientazioni realistiche, ma generalmente astratte o metaforiche, allusive.
Lo spettatore, spesso, diventa protagonista attivo di quanto avviene sulla scena: gli stessi attori, provocandolo, arrivano a creare un dialogo serrato che può sfociare in vere e proprie contestazioni verbali vicine alla rissa. “Il teatro futurista saprà esaltare i suoi spettatori, far loro dimenticare la monotonia della vita quotidiana scaraventandoli attraverso un labirinto di sensazioni improntate alla più esasperata originalità e combinate in modi imprevedibili”.

Numerosi sono i futuristi che si dedicano al teatro: F. Gangiullo, B. Corra, E. Settimelli, G. Balla, U. Boccioni, F. Pratella, L. Russolo, F. Depero. Il teatro attira molto i futuristi perché sollecita contemporaneamente tutti i sensi e coinvolge simultaneamente letteratura e arti visive.
Su questa strada, il Futurismo rifiutava sia le ricostruzioni storiche, che traevano interesse dalla figura di un eroe o di un’eroina illustri, con il loro corollario di costumi e scenari sontuosi, sia il teatro naturalista e psicologico («L’arte drammatica non deve fare della fotografia psicologica»). Sosteneva, viceversa, che il dramma futurista doveva riflettere la vita moderna, «esasperata dalle velocità terrestri, marine ed aeree, e dominata dal vapore e dall’elettricità», e tendere a una «sintesi della vita nelle sue linee più tipiche e significative».
In particolare, Marinetti individuò nel «Teatro di Varietà» una forma di spettacolo particolarmente adatta a rappresentare i princìpi del futurismo per il ritmo veloce, per il proposito di «distrarre e divertire il pubblico con degli effetti di comicità, di eccitazione erotica o di stupore immaginativo», ritenendolo «il più igienico fra tutti gli spettacoli, pel suo dinamismo di forma e di colore (movimento simultaneo di giocolieri, ballerine, ginnasti, cavallerizzi multicolori, cicloni spiralici di danzatori trottolanti sulle punte dei piedi). Col suo ritmo di danza celere e trascinante, il Teatro di Varietà trae per forza le anime più lente dal loro torpore e impone loro di correre e di saltare».
Esistono, nell’ambito del teatro futurista, numerose tendenze particolari. Il teatro grottesco ed eccentrico, il teatro dell’assurdo, il teatro sintetico. Ci può essere aperta polemica con la letteratura precedente, oppure no; in genere nell’azione giocano molto i rumori, le luci, i colori, la gestualità e i movimenti del corpo. Le disdascalie per la messa in scena sono dettagliatissime e lunghe, tanto quanto brevi e spesso fulminei sono i dialoghi, ridotti a poche battute. Spesso anzi si tratta di scene completamente mute. Si rappresentano situazioni astratte e inverosimili, i personaggi attuano comportamenti incomprensibili, che sconcertano lo spettatore. Spesso i personaggi sono oggetti e non persone. Ciò che sconcerta è soprattutto trovarsi di fronte a comportamenti apparentemente assurdi, agiti però come se avessero senso, mentre reazioni o frasi che appartengono al senso comune risultano, nella situazione teatrale, improvvisamente stereotipe e insensate.
Anche la Russia con Majakovskij guarda alle novità del teatro futurista, ma in un senso più espressionista, satirico, stravolgendo caricaturalmente la realtà e facendone stridere ed esplodere le contraddizioni.
La danza è un altro campo rinnovato dal movimento futurista. Attraverso il movimento del corpo i ballerini creano nello spettatore emozioni associate al dinamismo, alla velocità, al vorticismo. (I ballerini dovrebbero sapersi muovere come automobili, aeroplani o come pallottole).

Le scenografie, le coreografie, i costumi, gli arredi sono basati sulla geometrizzazione delle forme e sui colori accesi. La scena come evento plastico dunque: uno spazio attivo, implicante, provocatorio, irradiante e dominato dal dinamismo plastico. Il manifesto Scenografia e coreografia futurista nel 1915 specifica: “La scena non sarà più uno sfondo colorato, ma una architettura elettromeccanica incolore, vivificata potentemente da emanazioni cromatiche di fonte luminosa generate da riflettori elettrici dai vetri multicolori disposti, coordinati analogamente alla psiche che ogni azione scenica richiede. […] Invertiamo le parti della scena illuminata, creiamo la scena illuminante: espressione luminosa che irradierà con tutta la sua potenza emotiva i colori richiesti dall’azione teatrale. […] Nell’epoca totalmente realizzabile del futurismo, vedremo le dinamiche architetture luminose della scena emanare incandescenze cromatiche che inerpicandosi tragicamente o voluttuosamente esibendosi, desteranno inevitabilmente nello spettatore nuove sensazioni, nuovi valori emotivi.”
Le teorie teatrali futuriste non si concretizzarono in opere importanti, ma diedero una spinta alla disgregazione delle strutture tradizionali, intervenendo nel rapporto tra realtà e finzione, tra pubblico e scena (con il tentativo di rompere la “quarta parete” che idealmente divide l’attore dagli spettatori). Inoltre, il teatro futurista lasciò in eredità due importanti innovazioni: da una parte una nuova attenzione alla scenografia, o meglio alla scenotecnica, con una serie di invenzioni e di effetti spettacolari determinati dalla luce; dall’altra una fruttuosa contaminazione tra il teatro di cultura e quello di varietà, da cui scaturì una nuova comicità, incarnata in figure di attori creatori di macchiette, come il grande Ettore Petrolini (1886-1936), dalla comicità beffarda e surreale.