COPPIA E TABÙ SESSUALI

In teoria è rimasto un solo tabù: l’incesto. Gli altri, dall’infedeltà coniugale, all’omosessualità sembrano scomparsi. Nudi al mare e senza complessi a letto, gli Italiani si descrivono come un popolo scandinavo, libero da falsi pudori. Ma, sotto sotto, si scoprono nuove censure. I tabù, infatti, non sciolgono come il burro che Marlon Brando, nel film ultracensurato Ultimo tango a Parigi, applicava sulle parti intime di Maria Schneider; al massimo cambiano collocazione psichica. Parlando di infedeltà coniugale, sembrava che, come tabù, fosse infranto fin dagli anni ’70. Veniva messa in discussione la monogamia, questo contratto in esclusiva sui genitali dell’uno o della altra. Invece è un tabù molto resistente che, se anche a parole viene negato, è solo in fase di lentissima trasformazione. Si deve poi tener presente che in Italia coesistono culture di tipo diverso, industriali o post-industriali, ma anche arcaiche, contadine e sessuofobiche. Da ciò si forma, per i tabù come per tutto il resto, una geografia dell’anima, a macchie di leopardo. Inoltre i tabù godono di mobilità psichica. Il nudo, per esempio, che nonostante la moda altalenante del costume monopezzo, è sempre praticato su molte spiagge, è stato per anni fonte di scandalo. Oggi e tollerato, ma il conflitto si è spostato dal problema etico a quello estetico. Qualche tempo fa i sindaci di Tropea e Pantelleria emisero addirittura delle bizzarre ordinanze che finivano per consentire solo ai belli di spogliarsi completamente, trasformando l’osservanza del comune senso del pudore in una guerriglia al sedere flaccido. I due sindaci, ridicolizzati da tutti i giornali, avevano espresso una realtà psichica comune ai più. In una società dove il culto del corpo è utilizzato come veicolo pubblicitario e di comunicazione, il brutto diventa offensivo. Resiste, ancora, sui mass media, il tabù dei genitali maschili, dotati, evidentemente, di una forza simbolica troppo efficace, per essere esorcizzata. Anche al cinema, che pure ha banalizzato una vasta serie di rapporti e oggetti coperti dal divieto, i genitali restano tabù. In generale i rapporti di coppia si modificano con la trasformazione di ciò che è socialmente proibito, ma più lentamente. La coppia è un nucleo arretrato rispetto alla società, perché resta dominata da passioni elementari. Poco importa se l’origine di questa resistenza al mutamento, nei rapporti di coppia sia biologica o culturale. I tabù resistono, o si modificano parzialmente, ma non scompaiono mai. La prospettiva di un “mondo nuovo” simile a quello immaginato da Aldous Huxley, privo di anatemi, perché ammaestrato dall’assenza di passioni, è inconcepibile psicologicamente. Inoltre, il tabù non è un equivoco antropologico, ma delimita l’identità stessa di una cultura. Quindi, ogni progresso culturale dovrà confrontarsi con questa realtà. Il tabù dell’incesto, che per Lévi-Strauss, segna costantemente il passaggio dallo stato di natura alla società, non ha una valenza esclusivamente psicologica. Il suo obiettivo fondamentale è, nei fatti, la stabilità della specie. Più che un elenco dei tabù e dei loro limiti si propongono, oggi, dei nuovi modelli complessivi di comportamento, alla coppia come al singolo, in cui rimarranno sempre delle zone proibite.