Il futuro è aperto (Recensione libro)

(Autori: Karl Popper, Konrad Lorenz- Rusconi Ed. 1989)
Quale potrebbe essere il destino delle irrequiete e affettuose papere allevate dall’etologo Konrad Lorenz, nell’universo ordinato del filosofo Karl Popper? Amici d’infanzia, cresciuti assieme nella Vienna asburgica, agli inizi del secolo, quando l’imperatore Francesco Giuseppe dominava mezza Europa e Sigmund Freud iniziava l’esplorazione dei territori inconsci della mente, Popper e Lorenz si ritrovarono, nel 1983, per un “Colloquio al caminetto”, in cui confrontare le idee. L’evoluzione biologica, il rapporto mente—cervello, il futuro dell’umanità furono gli argomenti discussi dai due “patriarchi” viennesi, nel colloquio che occupa la prima parte del volume, cui seguono gli atti del simposio per l’ottantesimo compleanno di Karl Popper, svoltosi pochi mesi dopo. “Sin dall’inizio ebbi la persuasione che gli animali sono anche esseri umani”. Questa frase, presente nell’esordio di Lorenz, il noto studioso del comportamento animale ed umano, non è lontana dalle posizioni metodologiche espresse da Popper. Quest’ultimo arriva ad inglobare nell’evoluzione biologica, eredità concettuale di Charles Darwin la procedura stessa del conoscere e del fare scienza restando, contemporaneamente, critico verso ogni tentativo di ridurre alla sola biologia la complessità del mondo umano. I due grandi vecchi passeggiano, volentieri, in direzione della genetica e della evoluzione biologica, anche analizzando il rapporto tra mente e cervello e, soprattutto, la funzione superiore del linguaggio umano. Attenzione, però, ammonisce Popper, l’evoluzione può andare in alto, come in basso e nulla può allontanare, completamente, il pericolo “che tutto proceda in direzione di un orrendo sistema di termiti”. E’ un ulteriore indizio dell’appassionato interesse di Popper per i problemi sociali e politici, fiorito fin dagli anni quaranta, in piena guerra mondiale. Sempre, pressantemente, insorge la domanda su ciò che possiamo aspettarci nel futuro. L’idea che la pace sia una utopia contro natura è cara al filosofo. Torna in primo piano il problema fondamentale della teoria politica espresso da Platone: “Chi deve comandare?”. E’ una domanda che, nel corso della storia, ha avuto risposte diverse: i migliori, i più ricchi, i militari o, addirittura, un solo dittatore. Secondo Popper, nessuno, per natura, è legittimato a comandare sugli altri. Bisogna, piuttosto, chiedersi in che modo controllare chi comanda, se vogliamo che la società resti, democraticamente, aperta alle innovazioni e alla critica.