La legittimazione sociale

Il concetto di legittimazione sociale è problematico. Secondo il vocabolario la legittimazione è qualcosa che si applica ai figli naturali per renderli legittimi o, in generale, un processo che rende qualcuno idoneo a compiere una determinata attività. Il campo, quindi è ampio e sfumato.
Nella seconda metà del secolo scorso, vennero di moda i tuttologi e i teorici dell’aria fritta che ampliarono a dismisura il campo del dibattito, producendo opere elefantiache. Se, per dirne una, ci si occupava dell’Illuminismo, era considerato un provinciale della cultura chi si interessava di un solo autore, mentre appariva molto alla moda chi studiava l’Illuminismo nella scienza, nell’arte, nella letteratura o nella società contemporanea e, magari, nella gastronomia. Questo vezzo, purtroppo, resiste ancora e produce una tendenza dispersiva.
Nonostante il valore di alcuni interventi, si risente di questa tendenza dispersiva. Infatti, parlare nella stessa riunione di politica, diritto, letteratura, spettacolo, religione e pedagogia è, quantomeno, sconcertante anche per il volenteroso uditore. Ciononostante, nel passato, le migliori voci della cultura italiana si sono confrontate sull’argomento. Giuristi, come Achille Ardigò, hanno voluto distinguere la società civile da quella politica e la legittimazione che viene dal meccanismo elettorale da quella prodotta dalla società stessa. La posta in palio è il valore da attribuire, rispettivamente, alIo stato dei partiti e allo stato sociale. Nel settore letterario, Beniamino Placido ha ricordato che la letteratura persegue, prima di tutto valori culturali e solo secondariamente può divenire strumento di legittimazione. L’onnipresente Francesco Alberoni, il primo violino dei sociologi italiani, si è cimentato con il valore simbolico della legittimazione. Sembra che questo evanescente concetto abbia a che fare con la decisione di far parte, o meno, di una collettività. Infatti, legittimare qualcosa significa condividerla, o meglio essere d’accordo. Nella maggior parte dei casi questo consenso è quasi inconsapevole. La società legittima automaticamente i suoi valori sociali e politici, perir cui vi sono vaste aree che non si sono mai poste domande sul meglio e sul peggio, ma hanno accettato meccanicamente ciò che la tradizione proponeva. Un fenomeno, questo, come scrisse a suo tempo Alfonso di Nola, presente anche in campo religioso.
D’altra parte, anche i critici estremi della società contemporanea hanno bisogno di una legittimazione. Gli stessi terroristi si sentono legittimati, nel loro agire, in base ai valori ideologici riconosciuti all’interno della loro comunità. La legittimazione, quindi, secondo gli esperti, sarebbe un meccanismo totalizzante che abbraccia progressivamente la società, nel suo insieme. Non resta, quindi, che sperare in un allargamento delle aree culturali e sociali legittimate, come testimonianza della più ampia circolazione possibile di idee; senza dare, ovviamente, altra garanzia che quella legata alla forma democratica di esprimere un convincimento.