La paternità moderna

Mentre ieri era solo una figura autoritaria e spesso assente, l’uomo sembra che, oggi, abbia riscoperto un’inedita voglia di fare il padre. Forse non si tratta di una rivoluzione, ma è certo un mutamento radicale quello che vede l’elemento maschile della coppia moderna scoprire compiti e interessi che sembravano destinati alle sole madri. Letteralmente sommersi dalle critiche delle donne che, al 94 per cento, secondo alcune inchieste Eurisko, considerano i maschi egoisti e fannulloni in casa, alcuni uomini hanno iniziato a rimodellare i ruoli più in crisi, tra cui quello di padre. Alcuni si impegnano a un punto tale da manifestare, quando la compagna è in attesa, dei disturbi, di origine psicosomatica, simili a quelli della gestante. La presenza di questa “sindrome della covata”, nei futuri padri, non è ben quantificata in percentuali precise. Appare, tuttavia, in aumento. Un nuovo modello culturale della paternità è stato proposto anche al cinema, in film come “Tre uomini e un bebè”, la riproposta americana del francese “Tre uomini e una culla”. Sul tema della paternità moderna, abbondano i nuovi manuali d’istruzione. Il buon papà degli anni novanta ha poco da scherzare. È arruolato fin dall’inizio della gravidanza, iscritto dal sesto mese al corso di addestramento preparto, punto d’incontro, in ospedale, tra l’ostetrica e la partoriente. Inoltre, il neo-papà dovrà coccolare spesso la compagna, pratica che migliora anche l’equilibrio fisico; contenere le sue incertezza e sostenerla anche nell’allattamento poiché, sembra, che così la puerpera abbia più latte. Ed è solo l’inizio di una lunga vita di doveri. Non c’è da stupirsi se prende corpo anche la figura del ragazzo-padre. Sono decine di migliaia i papà che vivono soli con i loro figli. Mentre aumenta la schiera degli uomini che chiedono il congedo per paternità. Questo protagonismo paterno è anche, paradossalmente, alimentato dalle stesse difficoltà che limitano il rapporto tra l’uomo e il neonato. Non disponendo di quel primario canale di comunicazione biologica che ogni madre ha con il proprio figlio, l’uomo, ove sia psicologicamente coinvolto, è sovente più ansioso, poiché non è sicuro di poter controllare adeguatamente la situazione. Anche sul piano giuridico, per molti uomini i bebè sono diventati dei beni preziosi, su cui rivendicare i propri diritti di padre. Fino ad oggi, nelle cause di separazione, il 97 per cento dei bambini da zero a due anni è affidato, comunque, alla madre. Qualche tempo fa, a Roma, è stato fondato un Istituto di studi sulla paternità che intende far emergere il punto di vista maschile in queste situazioni e che fornisce anche consulenza legale e psicologica ai padri. Lo stesso aborto, così traumatico per la donna, può rappresentare per il potenziale padre un dramma su cui si è poco indagato. Tutto ciò si inserisce nelle modifiche che, attualmente sta subendo il modello classico del rapporto familiare e di coppia. Nella coppia contemporanea trovano sempre meno spazio quelle rigide distinzioni economiche e di costume che caratterizzavano la famiglia tradizionale; quindi, si modificano anche i territori mentali.