Sergio Carrà, La formazione delle strutture, Bollati Boringhieri, Torino 1989 (Recensione)

Ogni nevicata fa scendere dal cielo miliardi di perfette strutture cristalline scolpite nel ghiaccio, in forme esagonali. Giungono, i fiocchi di neve, dal caos delle nubi, portanti, con le loro microscopiche geometrie, un pò d’effimero ordine nell’universo. Quando la materia si dispone in modo ordinato nello spazio, forma, sempre, una “Struttura”. Ciò vale per gli atomi e le molecole, come per le cellule e, salendo nella scala della complessità, per i sistemi viventi maggiormente organizzati, uomo compreso. Sui modi in cui si realizzano queste strutture e sul loro significato universale, si interroga Sergio Carrà, professore nel Politecnico di Milano. Fu Cartesio a esprimere la convinzione che il mondo microscopico è più semplice di quello macroscopico. Anche per questo, tutt’oggi, la ricerca della verità scientifica è perseguita a livelli sempre più profondi e coincide, prevalentemente, con la ricerca di una sempre maggiore semplicità. Così i fisici impiegano macchine gigantesche e sofisticate per studiare l’universo delle particelle elementari. Lo scopo è quello di trovare una immagine completa e unitaria del mondo, attraverso pochi ed eleganti principi di simmetria. Questo esasperato interesse per la semplicità ha distolto i ricercatori dallo studio dei sistemi macroscopici complessi, come quelli che caratterizzano la vita biologica. Per molto tempo, gli scienziati hanno intravisto nei sistemi complessi, i mostri disordinati del caos. Solo recentemente, i progressi della matematica e l’impiego dei computer hanno offerto strumenti di calcolo capaci di organizzare il caos apparente. Il lavoro di Carrà si inserisce nella riflessione avviata, negli ultimi anni, da personaggi come René Thon, Ilya Prigogine o Herman Haken che, ciascuno a suo modo, hanno tentato di produrre dello teorie scientifico-filosofiche unificatrici del mondo. Anche in questo caso emerge il tentativo di risolvere problemi, apparentemente, diversissimi tra loro: dal moto degli oceani, all’evoluzione biologica, ai fenomeni dell’atmosfera. Lo studio delle strutture descritte, per esempio, dalla muova matematica dei frattali, propone delle sofisticate geometrie, riproducibili dal computer, che possono essere applicate a molti fenomeni: dalla luce laser alla simulazione delle origini della vita. La natura procede, in effetti, in modo assai più raffinato di quanto si possa immaginare. Attraverso processi di autorganizzazione, la materia passa dal movimento disordinato, al moto organizzato, in strutture, appunto. Sano è, comunque, lo scetticismo verso ogni tentativo di “superscienza”. Se si evita la tentazione di trasferire, banalmente, i modelli di autorganizzazione del mondo fisico e biologico, in strutture sociali, il moltiplicarsi di queste proposte di unificazione ne attesta la loro rilevanza teorica.