Cocaina

Dalla pianta di Coca (Erythroxylon coca), originaria del Sud America si ottiene la Cocacina cloridrato (HCL, il sale cloridrato della cocaina). L’uso delle foglie di Coca, attraverso la masticazione, è antico. Le popolazioni locali l’adoperavano per l’azione blandamente stimolante e per la capacità di alleviare fame, sete, dolore e fatica. È venduta illegalmente in diversi gradi di purezza e può anche apparire, sulle strade, come “crack” o come “base libera”. Questa sostanza ha molti nomi gergali. I più comuni dei quali sono “coca” o “neve”. Può anche essere chiamata “Flake”, “Nose Candy”, “White Lady”, “Bolivian Rock”, “Toot”, “Blow”, “Mother of Pearl” ed altro.

Dalle foglie, che contengono cocaina in concentrazione dell’uno per mille, si estrae la pasta di coca da cui, con successive lavorazioni si ottiene la cocaina pura. Generalmente i trafficanti la mescolano con altre sostanze, come maizena, talco e/o zucchero, o con certe droghe come la procaina, un anestetico locale di composizione chimica simile o, ancora, con altri stimolanti come le amfetamine. Le preparazioni contenenti cocaina sono diverse fra loro e si distinguono per quantità della sostanza presente, per via di somministrazione e caratteristiche farmaco-cinetiche. La cocaina o il crack, al pari delle amfetamine, appartiene alle sostanze stimolanti perché in grado di “velocizzare” la complessiva attività del sistema nervoso sia centralmente, sia perifericamente e da ciò derivano i suoi effetti.

 

Esistono vari modi in cui la sostanza attiva viene proposta.

Polvere: è cocaina cloridrato. In genere viene assunta tramite ‘sniffing’. La cocaina base si libera quando è dentro l’organismo.

Crack: giunge dalla California, in Europa, nella seconda metà degli anni 80. Si ottengono cristalli puri di cocaina base, partendo dalla cocaina cloridrato. I cristalli vengono poi separati e spezzettati. Così, da un grammo di cocaina da strada, si ottengono sei porzioni di crack.

Cocaina base libera: Partendo dalla cocaina-HCl, si produce cocaina base. Rispetto al crack è differente il modo in cui viene manufatta.

 

La sostanza può essere consumata in vari modi.

Sniffing: Il metodo più diffuso è l’assunzione nasale. Per via nasale la sostanza raggiunge il massimo (high) tra i 15 ed i 60 minuti.

Iniezione endovenosa: In questo caso, frequentemente, la sostanza viene combinata con eroina (speedball). Con l’endovenosa l’high è raggiunto molto più velocemente.

Smoking e Inalazione: Tramite “pipe” o “joint”, il crack e la cocaina base possono essere fumati. In alternativa, possono essere inalati da fogli di carta d’alluminio, precedentemente riscaldati. L’high, con questa via di somministrazione, è ottenuto molto rapidamente.

Una dose letale è raggiunta circa a 1-1,2 grammi.

 

Gli effetti psichici della cocaina sul sistema nervoso centrale vengono, generalmente, riassunti in quattro stadi di diversa gravità, in relazione alla dose e alla frequenza d’uso, come segue:

  1. I) Euforia, con labilità affettiva, accresciuta performance cognitiva e motoria, ipervigilanza, insonnia e anoressia;
  2. II) Disforia, con tristezza, malinconia, apatia, difficoltà di attenzione e di concentrazione, insonnia anoressia;

III) Paranoia, con sospettosità, paranoia, insonnia e allucinazioni;

  1. IV) Psicosi, con anedonia, allucinazioni, comportamento stereotipato, ideazione paranoide, insonnia, disorientamento e perdita del controllo degli impulsi.

In realtà, gli effetti sono di durata limitata; le sensazioni cambiano rapidamente e il piacere ritorna solo con nuove assunzioni; questo determina, in tempi brevi, tolleranza e dipendenza.

La tolleranza si manifesta nella riduzione degli effetti piacevoli. Essi diventano meno intensi e, solo in parte, vengono recuperati con l’aumento dei dosaggi e riducendo gli intervalli tra le dosi. Contemporaneamente si produce una sensibilizzazione per gli effetti ansiogeni e disturbanti.

La dipendenza consiste nel desiderio di riprovare il piacere iniziale e di sfuggire all’ansia. Essa conduce all’uso compulsivo della sostanza, arrivando a vere e proprie abbuffate (binges) durante le quali il soggetto non si alimenta, non dorme, diviene sempre meno euforico, più disforico, agitato ed aggressivo.
Le binges durano, generalmente, 2 o 3 giorni e si interrompono per un crollo psicofisico del soggetto che piomba in uno stato di torpore-apatia, o per l’insorgere di uno stato psicotico vero e proprio.

L’iperfunzionamento cronico dei sistemi dopaminergico e serotoninergico, indotto dalla cocaina, porta ad un deficit della dopamina. Questo fenomeno è alla base della depressione e dell’esaurimento psicofisico che compaiono durante l’astinenza, nei cocainomani.

Sul piano psicofisiologico, la cocaina è capace di lasciare una traccia notevole e complessa sul sistema della gratificazione e della motivazione. La dopamina extracellulare aumenterebbe non soltanto in risposta all’assunzione diretta di cocaina, ma anche in rapporto alla aspettativa della sostanza da parte del soggetto dipendente, costituendo una forma di condizionamento da apprendimento associativo.

Non è facile disgiungere gli effetti della cocaina, in sé, dalle componenti connesse con le caratteristiche psicobiologiche degli assuntori. I quadri della dipendenza psichica intensa, della sensibilizzazione con gli effetti indesiderati e la disforia, al momento della sospensione, possono essere fortemente influenzati dal coesistere di problematiche psichiatriche, dal temperamento e dai tratti di personalità del soggetto. Alla sospensione della cocaina, il quadro clinico presenta disturbi significativi, quali il senso di fatica, le alterazioni del tono dell’umore, la irritabilità, l’ostilità e un craving che spesso diviene ossessivo e in grado di soverchiare le normali attività della vita.

Oltre alle problematiche psicologiche, l’uso cronico di cocaina può dar luogo a molte importanti complicazioni di tipo fisico che, se riscontrate, vanno affrontate sul piano medico.

Il trattamento terapeutico è complesso e la procedura deve essere elaborata individualmente.